SIBARI VACANZE

giovedì 15 aprile 2010

CARABINIERE MUORE SUICIDA IMPICCANDOSI IN CASA

Un carabiniere residente a Corigliano e in servizio presso la Stazione di Rossano Scalo, Nicola Molinaro di 43 anni, s'è tolto la vita stamane impiccandosi nella propria abitazione di via Catanzaro, allo Scalo (foto).
A scoprirne il corpo esanime è stata la moglie, Angela Turano di 42 anni, intorno alle 13. Il cadavere, con una corda stretta intorno al collo, era sospeso nel vuoto attaccato alla ringhiera d'una scala interna dell'abitazione, un appartamento che si sviluppa su due piani. La consorte in quel momento rientrava dal lavoro. La signora, incredula e disperata, ha immediatamente allertato i Carabinieri della Compagnia cittadina giunti in forze sul posto dopo appena qualche minuto con alla testa il Capitano Raffaele Ruocco. I militari dell'Arma coriglianese hanno subito avvisato il magistrato di turno presso la Procura di Rossano, che ha inviato presso l'abitazione un medico legale per la constatazione del decesso, ed il comandante della Compagnia di Rossano, il Maggiore Vittorio Bartemucci. Poco dopo sono giunti presso l'abitazione, per i consueti rilievi scientifici del caso, pure i Carabinieri del Reparto Operativo Provinciale i quali hanno fugato ogni pur minimo dubbio che potesse sussistere circa il suicidio del collega di divisa. Nicola Molinaro era di origini pugliesi. Stamane era libero dal servizio. Alcuni vicini di casa lo avevano visto nelle prime ore della mattinata passeggiare per le strade circostanti la stessa abitazione in compagnia del proprio cane, come usava fare di solito quando era libero dal servizio. Nulla dunque poteva lasciar presagire intenti di tipo suicida. Irreprensibile servitore dello Stato, Nicola Molinaro non solo onorava la divisa che indossava. Quanti lo conoscevano, infatti, lo descrivono come un uomo molto tranquillo, esemplare marito e padre. Lascia la moglie ed i loro tre figli, due dei quali adolescenti. Oltre al dolore anche tanta costernazione avvolge dunque la morte del carabiniere tanto tra i rappresentanti dell'Arma di Rossano e di Corigliano che lo stimavano molto come collega, quanto tra i parenti, gli amici ed i conoscenti che aveva nella città dove risiedeva ed aveva creato la propria famiglia. 

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