Già conosciuta con il nome di Terranova del Vallo e poi di Terranova di Calabria Citra, affonda le sue radici nella civiltà magno-greca. Fondata dai superstiti di Thurii, sarebbe stata distrutta in seguito alla guerra con Croton.L'attuale nome, assunto dopo l'unità d'Italia, viene fatto derivare da quello delle due antiche città di Thurium e Sybaris, da cui Thurium Novum a Sibari (Terranova da Sibari).Sede arcivescovile, Terranova da Sibari diede alla luce tra i suoi abitanti due futuri papi, San Telesforo (famiglia originaria della Grecia e papa dal 125 al 136) e San Dionisio (che nacque a Thurio e fu pontefice dal 259 al 268).Terranova da Sibari è conosciuta per il suo castello feudale, mai restaurato, che conferisce una particolare importanza al centro storico, ricco di sei chiese storiche. Nel castello di Terranova il 21 novembre 1478, colto da malore per aver mangiato funghi rivelatisi velenosi, morì Enrico d'Aragona, figlio spurio di Ferrante d'Aragona e marchese di Gerace, la cui fine fu cantata da Joanni Maurello.venerdì 22 gennaio 2010
Terranova da Sibari
Già conosciuta con il nome di Terranova del Vallo e poi di Terranova di Calabria Citra, affonda le sue radici nella civiltà magno-greca. Fondata dai superstiti di Thurii, sarebbe stata distrutta in seguito alla guerra con Croton.L'attuale nome, assunto dopo l'unità d'Italia, viene fatto derivare da quello delle due antiche città di Thurium e Sybaris, da cui Thurium Novum a Sibari (Terranova da Sibari).Sede arcivescovile, Terranova da Sibari diede alla luce tra i suoi abitanti due futuri papi, San Telesforo (famiglia originaria della Grecia e papa dal 125 al 136) e San Dionisio (che nacque a Thurio e fu pontefice dal 259 al 268).Terranova da Sibari è conosciuta per il suo castello feudale, mai restaurato, che conferisce una particolare importanza al centro storico, ricco di sei chiese storiche. Nel castello di Terranova il 21 novembre 1478, colto da malore per aver mangiato funghi rivelatisi velenosi, morì Enrico d'Aragona, figlio spurio di Ferrante d'Aragona e marchese di Gerace, la cui fine fu cantata da Joanni Maurello.
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