SIBARI VACANZE

giovedì 21 gennaio 2010

Piana di Sibari

Dei vari e sorprendenti volti del Mezzogiorno d’Italia la Piana di Sibari ne chiama in causa almeno due: il volto costiero pianeggiante di origine alluvionale, un tempo paludoso e ora ricco di frutteti e orti e, per contrasto, il volto roccioso rappresentato dal Massiccio del Pollino.
Chiuso tra due promontori, Capo Spulico e Capo Trionto, che si protendono nel Mar Ionio davanti al Golfo di Taranto questo anfiteatro pianeggiante deve essere apparso agli Achei che lo colonizzarono tra il 720 e il 708 a.C. una sorta di terra promessa, specie se paragonato alle aspre montagne della loro terra d’origine. Il nome della Piana conserva, infatti, memoria della città di Sibari, la più antica, la più settentrionale e la più ricca tra le colonie della Magna Grecia in Calabria. L’insediamento, che sorgeva tra i fiumi Crati e Coscile, raggiunse nel periodo di massimo splendore (530 a.C.) una popolazione di 300.000 abitanti che ne faceva probabilmente la più grande città della penisola italiana. Influente e invidiata per le sue vie d’acqua, i suoi campi fertili e le sue miniere d’argento, tanto che sibarita divenne presto sinonimo di lussuoso e raffinato, Sibari fu però attaccata in seguito ad una crisi interna e totalmente distrutta dall’esercito della vicina Crotone capeggiato dall’atleta olimpico Milone (510 a.C.). Per precluderne qualsiasi possibilità di ripresa, racconta Erodoto, il corso del fiume Crati fu deviato fino a sommergere i resti della città: questo non riuscì tuttavia ad impedire che l’abitato risorgesse meno di un secolo dopo con il nome di Thouroi che divenne successivamente colonia romana con l’augurale denominazione di Copia (abbondanza). Le tracce di quel glorioso passato continuano a vivere oggi presso il Museo Archeologico Nazionale e l’Area Archeologica, entrambi poco lontani dal mare. Inaugurato nel 1996, il Museo della Sibaritide ospita interessanti reperti di epoca greca (vasellame, lamine d’oro, sculture e decorazioni in terracotta), ma anche materiali recuperati in tombe indigene dell’età del Ferro e manufatti di provenienza greca, fenicia ed egiziana a testimonianza degli intensi traffici marittimi dell’epoca. Sottoposta a scavi già dal XIX secolo, l’Area Archeologica posta alla confluenza dei fiumi Crati e Cosciale ha rivelato alla fine del secolo scorso l’esistenza di tre distinti settori: il Parco dei Tori, che conserva i resti di un quartiere dell’antica Sybaris, il Parco di Cavallo, che ospita terme, abitazioni e un teatro di epoca romana, e la terra di Casa Bianca, la più vicina al mare, dove sono stati riportati alla luce i resti di un antico scalo portuale. Da qui, percorrendo la statale costiera 106, si possono imboccare “felici” deviazioni per Corigliano Calabro, cittadina, dominata dalle quattro torri cilindriche del castello ducale, che chiude a sud la Piana, e per Santa Maria del Pátire e la sua chiesa del Patyrion, antico monastero posto su un colle da cui ammirare lo splendido panorama sottostante.Ci sono giorni in cui, nella Piana di Sibari, il tempo sembra essersi fermato a molti secoli fa, ai giorni delle lance achee, dei cantieri navali romani e dei remoti ambienti selvaggi ricchi di olmi frassini, salici e farnie (oggi tutelati nella Riserva naturale regionale della foce del Crati istituita nel 1990) e popolati di lupi e cinghiali, ma ce ne sono altri in cui nell’aria si respira la vitalità di una terra resa fertile da una serie di bonifiche e dall’applicazione di moderne tecniche agricole: agrumeti, vigneti, uliveti e campi di ortaggi delineano il volto produttivo di una terra che ha in Cassano Ionico uno dei centri agricoli e commerciali più importanti e vitali. Altrettanto significative la tradizione pastorale, che si perpetua fino ai limiti pedemontani della piana, e la ricchezza dei pascoli, ragioni d’essere di una rinomata produzione casearia: caciocavalli, ricotte, giuncate e butirri con il cuore di burro sono tappe imprescindibili di un viaggio alla scoperta di quest’angolo di Calabria, della sua gastronomia e della sua cultura. Così come “culturale” può considerarsi la sosta in uno dei frantoi della zona: l’olio Sibaritide, infatti, è una delle quattro menzioni geografiche della DOP “Bruzio”, l’unica in Calabria, assieme a quella di Lametia, a possedere certificazioni di origine e di qualità.

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